GDA e la comunicazione one-to-one

Volevo riallacciarmi a questo interessante articolo sul sole 24 ore che parla di come le aziende della Grande Distribuzione, che potenzialmente potrebbero incrociare dati della carta fedeltà ai dati raccolti attraverso l’analisi della navigazione sul proprio website, siano invece totalmente immobili in tal senso e insensibili ai benefici che ne deriverebbero.

 

Come esempi virtuosi vengono riportati non a caso Coop e Esselunga, realtà alimentari che hanno implementato un e-commerce localizzato in poche città italiane. Ma, è prevedibile, lo studio del comportamento del cliente è fondamentale per una realtà basata sull’acquisto online.

 

Mi chiedo se Francesco Oldani, l’articolista, ha provato anche a iscriversi ai vari siti dei retailer utilizzando profili sensibili per verificare effettivamente il livello di comunicazioni dirette secondo una logica di assegnazione delle offerte per stile di vita o attributi del consumatore.

 

Ebbene, io (che sono solito farlo quando mi iscrivo  a un sito per testare e studiarne il funzionamento) ho notato come siano molto diffuse le pratiche di comunicazione one-to-one anche in Carrefour e Ikea.

 

Il taglio che queste due realtà seguono è improntato generalmente sulla geolocalizzazione del profilo, sul sesso e sulla fascia di età e in rari casi sull’interesse personale. E’ vero, si basano ancora sul dichiarato del cliente e non sul reale comportamento online e, forse, offline (purtroppo non sono loro cliente e non mi è dato verificare se utilizzano anche i dati che transitano per il programma di fedeltà, anche se non credo).

Una cosa è certa, a giudicare dal poco coinvolgimento nell’online da parte dei rivenditori, soprattutto alimentari, è ancora un miraggio l’approntare un utilizzo di strumenti di business intelligence evoluti, perchè, soprattutto… costano parecchio.

 

GDA e la comunicazione one-to-oneultima modifica: 2009-07-13T21:19:00+02:00da webmarketer
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