La comunicazione su internet in Italia, quale offerta, quale domanda

L’altro giorno ho partecipato a un convegno realizzato da The Ruling Companies Association in collaborazione con Fedoweb, l’associazione degli editori online.

 

Un evento dal titolo “La comunicazione su Internet in Italia, quale offerta, quale domanda” che ho trovato molto interessante nel quale, alle solite lagnanze da IAB degli editori che evidenziano sempre quanto siano ancora risicati gli investimenti sul web delle aziende, si sono aggiunte proiezioni nel prossimo lustro sull’andamento nella fruizione del media Internet da parte di Price Waterhouse Coopers, Nielsen online e The Boston Consultinig Group.

 

The ruling companies è un ente no profit con 120 imprese associate che punta allo scambio di esperienze tra manager di medio alta direzione.

 

Del campo nel quale opero io,  non c’eranonessun operatore, ci ho fatto il callo. Ma lo sapete, a me piace tenere d’occhio la Grande Distribuzione.

 

Tra l’elenco dei partecipanti, distribuito prima dell’evento, ho notato subitola presenza di Pieri e Glorioso, rispettivamente responsabile internet e responsabile adv online di Carrefour, Vianello, responsabile comunicazione sito web di Conad ma soprattutto, nel “parterre d’onore”Bernasconi AD di Mediaworld ed è stato proprio l’intervento di Bernasconi che volevo raccontare e che mi ha colpito non solo per la consapevolezza dello strumento web che il capo di MW ha dimostrato, ma anche per le risposte molto smart.

 

In sostanza, dicevo, gli editori si lamentavano del fatto che in Italia solo il 6,7% degli investimenti pubblicitari è destinato al web, ben al di sotto della media europa dell’ovest.

Bernasconi prende allora la parola e zittisce un po’ lelamentele del palco parlante con tre semplici ma ficcanti osservazioni:

 

 

  • “Avere il web influenza enormemente la filiera aziendale” .Non è solo allocare un budget di comunicazione e finita lì. Ocorre attrezzare una azienda, che non era strutturata prima, con un reparto di produzione e manutenzione dell’online, definire processi, investire in risorse strutturali per dare un seguito efficace alle campagne di comunicazione. In sostanza, inutile attirare nella rete i pesci se poi non sei in grado di cuocerli. E il budget che occorre destinare al web, non è quindi solo di campagna pubblicitaria netta. Chiude Bernasconi come un bel esempio significativo: “sarebbe come se per una uscita stampa su un qualunque quotidiano, dovessi portarmi in casa un pezzo di rotativa”.

  • Bernasconi poi risponde a un intervento di Giorgio Riva, DG di RCS digital che affermava come, in ottica di semplificazione della misurabilità dei risultati online, occorre pur sempre tenere presente l’effetto branding, persistente nella percezione utente, differente a seconda che si scelga un editore di prestigio, come ad esempio Corriere.it, rispetto a uno che non lo è. Brand aiuta brand insomma. l’AD di MW ribatte che fintanto che si aggiungeranno metriche incalcolabili nel più calcolabile dei media, come il trust che può derivare dall’uscire in pubblicita su un portale noto e autorevole, anche per chi fa comunicazione nelle grandi aziende ci sarà sempre il timore che il web sia un media troppo complesso e articolato che quindi scoraggerà gli investimenti.

  • In merito alla totale rivoluzione di Audiweb che da semplice strumento di certificazione degli accessi, a partire da novembre ca, diventerà un vero e proprio strumento per gli investitori pubblicitari per comprendere target, movimenti, numeri e risultanze dell’utenza online, Bernasconi si chiede: possibile che ci siano voluti 10 anni di lagnanze sul fatto che nessuno investe online prima di cominciare invece a dare veramente uno strumentocertificato di comprensione dei fenomeni online?

 

 Osservazioni vero le quali, tra l’altro, nessuno ha poi realmente ribattuto.

 

La comunicazione su internet in Italia, quale offerta, quale domandaultima modifica: 2008-10-29T10:06:00+01:00da webmarketer
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